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Il Toti a Milano

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    Il sommergibile Toti è stato varato nel 1967. E' lungo 46 metri e pesa 340 tonnellate senza gli armamenti. Fermo nel porto fluviale di Cremona dal 2001, finalmente è arrivato a Milano per essere posto nel Museo della Scienza e della Tecnologia. Dal 7 dicembre lo si potrà visitare all'interno. In queste foto è fermo in via Toffetti a Milano ed è incredibile come ci sia stato un andirivieni di migliaia di persone di tutti sessi e di tutte le età per poterlo ammirare. Un successo che nessuno avrebbe potuto prevedere e che ha dato vita a Milano in questi giorni di quiete estiva.

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mercoledì, 10 giugno 2009

Il coraggio di chiedere scusa

New_evening_standard L'Inghilterra chiede pubblicamente scusa. L'ha fatto Gordon Brown per la sconfitta elettorale. Lo fanno i negozi per i prezzi. L'hanno fatto i giornalisti di Evening Standard scusandosi per la cattiva informazione.

Chiedere scusa è un atto di coraggio. Una dimostrazione di umiltà. Un gesto di onestà.

giovedì, 28 maggio 2009

Franceschini a lezione da Silvio

Lapr_11927094_26470 Bhe, devo ammettere che Franceschini ha imparato bene dal Premier. Forse l'ha superato.

Dopo aver fatto questa dichiarazione: «Non c'è dubbio che Berlusconi sia un imprenditore e un politico di successo, ricco, furbo e potente. Ma alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest'uomo? Chi guida un Paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi», Franceschini si è beccato le ire, leggitime, dei figli di Berlusconi che hanno pienamente difeso il padre.

Oggi il "leader" del PD non so come abbia fatto a ritrattare, asserendo che la sua domanda non aveva nulla a che fare con la famiglia, ma con la politica, cercando stupidamente di tornare sui suoi passi.

Caro Dario, perdonami, ma proprio la motivazione che ti scagionerebbe non regge da nessun punto di vista. La domanda era chiarissima ed era traducibile così: "FARESTE EDUCARE I VOSTRI FIGLI DA UN UOMO DI SUCCESSO, RICCO, FURBO E POTENTE?".

Immagino che la stragrande maggioranza degli italiani abbia voglia di rispondere SI', LO VOGLIO. Così come la stragrande maggioranza degli italiani voterà ancora una volta Silvio e così come la stragrande maggioranza della "sinistra" italiana  continuerà a soccombere.

Vorrei un'opposizione. L'Italia ne ha bisogno. Ma la vostra non regge. Non c'è. A quando un'alternativa intelligente della quale possiamo fidarci? Visto che hai imparato a ritrattare anche tu?

domenica, 24 maggio 2009

FaceBook: sono arrivati i nemici.

Icon_facebook E' incredibile. Parli di politica, di sociale, di morti, di eroi, di eventi, di eccellenze, e nessuno ti caga. Parli di FaceBook e viene giù il mondo.

Era il novembre 2008 quando, in tempi non sospetti e con FaceBook in piena esplosione (dopo la caduta di MySpace), scrissi un post intitolato FaceBook:FakeBook!.

Venni criticato e attaccato con un accanimento che non mi sarei mai aspettato. E questo mi fece spaventare perché avevo intuito che il fenomeno stava sfuggendo di mano anche a chi lo stava utilizzando con intelligenza.

Ora nascono i movimenti "contro FaceBook" (leggi l'articolo). Scaparro, Nicola Savino (che ha ripreso una mia battuta scritta nel blog), Chiara Gamberale, Daria Bignardi... tutti inorriditi e infastiditi dalla povertà che ormai ha acquistato il significato della parola "amicizia".

Io ho attaccato l'utilizzo idiota di FaceBook perché mi sono accorto di colleghi che quando si incontrano non si salutano nemmeno, ma che su FaceBook sono "amici" per la pelle, o amici che piuttosto di farti una telefonata ti chiedono "come stai" sul social network, o che se la prendono se qualcun altro non "osa" accettare la loro amicizia. Una trsistezza, insomma. Qualcosa che riduce il senso di amicizia in un'inutile serie di smancerie virtuali che non hanno nulla a che vedere con il sentimento, e il valore, dell'amicizia. Io non ho mai criticato il Social Network in sé, ci mancherebbe, ma chi, piuttosto, attraverso questo mezzo, nasconde la propria falsità, invidia, e voglia di protagonismo celata da falsa umiltà.

Chiaro che non sono tutti così, vorrei ben sperare, ma la satira è fatta di questo. Si prendono in giro gli stereotipi, gli invasati, gli eccessi, e per questo nascono realtà come FessBuc e compagnia bella, ma questo non significa affatto che chi utilizza un Social Network sia fesso.

Nella mia vita ho rinunciato a molte cose per non essermi voluto adeguare agli altri. Ho lasciato un posto di lavoro perché non volevo "farmi le canne", e questo mi ha tagliato fuori. Mi hanno tagliato fuori molti amici perché non ho mai voluto sniffare cocaina e ho lasciato il giro delle feste nelle quali andavo a cantare e a suonare perché mi chiedevano le puttane e non ne ho mai avute.

Ora se non sei iscritto a FaceBook ti guardano come un alieno.

Io ne posso fare tranquillamente a meno e se questo mi rende un "tagliato fuori", va bene così.

venerdì, 22 maggio 2009

Fessi? Non "quelli" di FESSBUC

FessBuc La rete ha due facce; quella da culo di chi crede di alimentare i propri rapporti e le proprie relazioni interpersonali attraverso FaceBook e simili, e quella tosta di chi la utilizza per mostrare la propria creatività.

Arturo Di Tullio, Giorgio Centa­more, Alessandro Coscia e Davi­de Crestanti hanno ideato FessBuc, una sit-com proposta su YouTube che in pochissime ore è riuscita a traformarsi in un fenomeno fra i video più visti della rete.

Creativi strampalati, manager zerbini, ragazze-veline e segretarie tuttofare alle prese con un mondo di inebetiti internauti che sognano un po' di popolarità attraverso le "amicizie" dei social network.

Bravo Arturo, strepitoso Toni Rucco, bravissimi Beppe e Ciccio. E tutti gli altri.

Bravi e non fessi.

sabato, 25 aprile 2009

Quel cigno di Susan Boyle ci insegna a non giudicare prima di vedere

Boyle_2 La favola del Brutto Anatroccolo è diventata realtà con l'esibizione di Susan Boyle al reality Britain Got Talent.

E' diventanto uno dei video più visti da YouTube e c'è da chiedersi come mai. In fondo si tratta "solo" di una bruttina signora cinquant'enne scozzese che si mette a cantare una canzone.

Ma la magia della traformazione riesce a lasciare davvero tutti basiti. Dal pubblico che prima la deride e poi si alza in piedi trasformando le risate in un'ovazione, ai tre giudici che ammettono di averla trattata in modo cininico e superficiale e che mai nella loro carriera si erano trovati di fronte a tanto talento naturale.

Ecco. Susan Boyle è il brutto anatroccolo che appena emette la prima nota si trasforma in un meraviglioso cigno che riesce a commuovere.

Il suo talento non sta solo nella voce indiscutibilmente intonatissima, ma nella capacità di riuscire a provocare in chi l'ascolta un'emozione davvero inaspettata.

Grazie Susan. Ci hai fatto capire che giudicare prima di vedere è sempre sbagliato, e noi italiani in questo difetto siamo cintura nera.

mercoledì, 08 aprile 2009

Dignità

Terremoto Niente urla, piagnistei plateali, sceneggiate napoltane. Solo immensa dignità anche davanti a immenso dolore. E' l'Abruzzo. Cuore d'Italia.

mercoledì, 01 aprile 2009

Jukebox in metropolitana

Jukebox_view03 Una volta c'era il jukebox: infilavi la monetina e ascoltavi quello che volevi. Oggi ti basta andare in metropolitana.

Sono sempre più numerosi i musicisti che in cambio di qualche moneta cercano di rallegrarti la giornata con una nota di violino, un accordo di chitarra, un acuto ben piazzato.

Questa mattina la romena violinista è stata gentile. E brava. Due minuti in carrozza le hanno frutttato almeno dieci euro. Un successo. Sicuramente meglio dei Jalisse.

L'altra sera, invece, un italianissimo capellone alto e massiccio, ha avuto il suo obolo solo per aver avuto il coraggio di fare l'animatore in metropolitana. Amplificatore, base musicale e microfono. Il tipo cantava "Terra Promessa" come se ci si trovasse in un villaggio, tentando di far cantare noi passeggeri che ci guardavamo bene dal buttarci nella mischia.

Qualche volta va peggio: strumenti scordati e voci stonate.

Ma chi suona e chi canta ha sempre un punto in più perché, si sa, la musica, più di ogni altra cosa, è il vero specchio dell'anima.

domenica, 15 marzo 2009

Fanatismo trasversale e senza età

Radio24 Chi dice che il fanatismo è proprio degli adolescenti o delle persone meno acculturate? Il fanatismo cambia con l'età e con la cultura, ma non muore mai.

Ne ho avuta la prova da quando lavoro a Radio 24. Una radio d'informazione che fa storcere il naso (e le orecchie) a chi preferisce ascoltare le canzoni di Britney Spears ai dibattiti sulla politica Italiana.

Ho scoperto in questi due anni che gli ascoltatori di una radio d'informazione sono più agguerriti, preparati e fanatici (in senso buono) delle ragazzine che si strapperebbero i capelli pur di incontrare personalmente Justin Timberlake.

La radio d'informazione ha un pubblico di appassionati che non si lascia sfuggire nulla, che sa a memoria il nome dei conduttori e l'ordine del palinsesto. Conosce il titolo dei programmi che ci sono e quelli che c'erano. Sa chi è il Direttore e da quanto tempo occupa quel posto. Spesso sa più di chi in quella radio ci lavora.

Ho incontrato medici, ingegneri, giornalisti, addetti stampa che mi hanno pregato di portare i saluti a questo o a quell'altro all'interno della radio e di fare i complimenti a chi conduce e prepara i programmi.

Ho incontrato ascoltatori più preparati di quelli che avevo quando lavoravo in radio "di flusso", dove la musica è il terreno principale.

Si è "fan" delle cose che piacciono, e non ci si deve vergognare di esserlo. A qualunque età e qualunque cosa facciate. Soprattutto quando si tratta di stimolare il pensiero.


 

giovedì, 26 febbraio 2009

Evviva lo sciopero virtuale: la proposta più comunista della destra.

Tram Approvo a pienissimi voti l'idea dello sciopero virtuale perché ridà vita all'anima dello sciopero.

Astenersi dal lavoro, infatti, non significa marinare la scuola e dedicarsi ai campi da sci, ma danneggiare il datore di lavoro.

Questo è il punto: danneggiare il datore di lavoro e non i lavoratori.

Quando si tratta di scioperi che abbiano a che fare col servizio pubblico trovo giustissimo sottolineare il valore dello sciopero in modo che a essere danneggiata sia solo l'azienda, e non chi usufruisce del servizio.

Scioperare, dunque, significherà lavorare lo stesso travasando il proprio guadagno di quelle ore di "astensione" a opere sociali. In questo modo l'azienda è danneggiata ma non chi usufruisce del servizio.

A questo punto mi si farà notare che lo sciopero serve anche a far puntare i riflettori sulla situazione di quella categoria. A questo rispondo così: i media penseranno a parlarne e in questo modo si pareggeranno i conti con quelle categorie (la maggioranza) che scioperando non hanno la possibilità di coinvolgere le masse.

Tutti uguali, insomma, salvaguardando la vera anima dello sciopero.

Più comunista di così!

giovedì, 19 febbraio 2009

Dio al pianoforte. Allevi batte Lionello

Oreste%20lionello%20b-n Sono senza parole e, francamente, molto arrabbiato. Oggi l'Italia ha perso Oreste Lionello. Grande comico, straordinario doppiatore, incredibile mattatore. Per noi italiani è LUI Woody Allen. E' lui Albin de "Il Vizietto", è lui "Il Bagaglino".

La terza serata di San Remo si è aperta con le battute finali del film "La Leggenda del Pianista sull'Oceano" dove "Novecento", il protagonista, dice all'amico che vorrebbe salvarlo accompagnandolo fuori dalla nave che sta per essere fatta esplodere, questa frase: "...quella è la tastiera del pianoforte su cui suona Dio".

Peccato che subito dopo a suonare c'era Giovanni Allevi. Non ho parole.

Il pubblico applaude in delirio l'esibizione di Allevi come se si trattasse del più grande pianista del mondo (che ovviamente non ha idea di chi possa essere) e senza capire che cosa stesse suonando (tant'è che più volte interrommpe l'esibizione con l'applauso...).

Dopo Allevi l'ottimo Bonolis spende parole e tempo per ricordare Lionello. Del Noce non fa una piega e il poco pubblico che applaude, applaude sonnecchioso.

Io mi sarei aspettato una standing ovation. Ma questa è l'Italia delle ronde.

Addio Oreste Lionello. Ti devo la mia scoperta di Arturo Brachetti e molte risate.