Approvo a pienissimi voti l'idea dello sciopero virtuale perché ridà vita all'anima dello sciopero.
Astenersi dal lavoro, infatti, non significa marinare la scuola e dedicarsi ai campi da sci, ma danneggiare il datore di lavoro.
Questo è il punto: danneggiare il datore di lavoro e non i lavoratori.
Quando si tratta di scioperi che abbiano a che fare col servizio pubblico trovo giustissimo sottolineare il valore dello sciopero in modo che a essere danneggiata sia solo l'azienda, e non chi usufruisce del servizio.
Scioperare, dunque, significherà lavorare lo stesso travasando il proprio guadagno di quelle ore di "astensione" a opere sociali. In questo modo l'azienda è danneggiata ma non chi usufruisce del servizio.
A questo punto mi si farà notare che lo sciopero serve anche a far puntare i riflettori sulla situazione di quella categoria. A questo rispondo così: i media penseranno a parlarne e in questo modo si pareggeranno i conti con quelle categorie (la maggioranza) che scioperando non hanno la possibilità di coinvolgere le masse.
Tutti uguali, insomma, salvaguardando la vera anima dello sciopero.
Più comunista di così!
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