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aprile 2007

Sei onesto? Vergognati!

Aristotele_2In questi giorni un mio amico artista si è trovato a dover affrontare il suo agente per una querelle legata a varie faccende nelle quali non entro nel merito, sono affari loro, ma fra queste ce n'è una che mi ha fatto riflettere. Nella lettera con le varie recriminazioni e lamentele, c'è anche questa frase. Quella conclusiva. La più "terribile":  "E per ultimo, sei arrivato al punto, anziché promuovere la mia agenzia sul Blog, di indicare e promuovere altre agenzie e organizzazioni che potrebbero concorrere con la mia attività lavorativa; è vergognoso !"

Capito? Secondo lui uno sul suo blog non potrebbe parlare di cose fatte da altri! Il blog del mio amico parla di spettacolo ed è inserito in un prestigiosissimo gruppo di blog creato da PROFESSIONISTI, ovvero Blogosfere, e si dà il caso che ogni autore sia eticamente portato a parlare di tutte le notizie che riguardano l'argomento che viene trattato nel blog, indipendentemente dai propri interessi. E' questo che lo rende CREDIBILE!

Insomma, è come se io, lavorando a Play Radio, non passassi la canzone degli Zero Assoluto perché conducono una trasmissione su RTL. Mi sembra un'idiozia. Ma certo, qualcuno magari lo fa. Ma chi è onesto, no. Non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello.
Idem per un critico che scrive su di un giornale. Dovrebbe parlare solo di quello che viene pubblicato dal suo Editore senza occuparsi di quello che propone la concorrenza. Improponibile e impensabile.

Si chiama etica professionale. Forse a molti professionisti che si reputano tali sfugge il senso di questa parola. Ma tant'è. Qualcuno ce l'ha.

In conclusione il sillogismo dell''agente è questo: Se è vero che"è vergognoso parlare in un blog di qualcosa che può essere dannoso ai propri interessi" ed è vero che "parlare in un blog di qualcosa che può essere dannoso ai propri interessi è un comportamento etico e onesto", allora è vergognoso comportarsi eticamente e onestamente.

Semplice, no?


Lavoro? Nero!

Copj13 Sappiamo perfettamente quanto lavoro nero ci sia in Italia e quanto questo sia un problema da affrontare per mille ragioni indiscutibili. E sono d'accordo. Ma una volta tanto bisognerebbe anche vedere le cose da un punto di vista diverso. Magari quello di un piccolo imprenditore che per seguire tutte le regole burocratiche che il nostro Paese impone, si è visto costretto a chiudere l'attività dopo pochissimo tempo.

Volevo Solo Vendere la Pizza è un'avventura che mi ha fatto ridere, incazzare, sorridere e pensare. Luigi Furini, il protagonista della vicenda e autore del libro, è anche particolarmente simpatico e trovo la sua esperienza davvero interessante, soprattutto per tutti quelli che le cose le sanno vedere solo da una parte e per quelli che sanno solo predicare, senza preoccuparsi di comportarsi di conseguenza o di vedere la realtà. Due categorie che detesto.

Ecco il libro in sintesi...

Dove è più facile aprire un'impresa? In un paese dove si possono fare affari con relativa semplicità. Nella classifica della Banca Mondiale, l'Italia è all'820° posto, dopo il Kazakhistan, la Serbia, la Giordania e la Colombia. Merito della nostra infernale burocrazia. Un giornalista prova a diventare imprenditore. Segue i corsi di primo soccorso, quello antincendio, quello sulla prevenzione degli infortuni. Frequenta commercialisti e avvocati. Informa le "lavoratrici gestanti" dei rischi che corrono - ma solo quelle "di età superiore ad anni 15". E poi c'è l'Asl con tutti i regolamenti sull'igiene e l'obbligo di installare e numerare le trappole per topi (non basta il topicida vogliono fare una statistica?). C'è persino il decalogo che insegna quando bisogna lavarsi le mani. Compra centinaia di marche da bollo, compila (e paga) un'infinità di bollettini postali. Sei mesi dopo e con centomila euro di meno, apre finalmente l'attività: un piccolo negozio di pizza d'asporto. Ma a quel punto si trova a dover fare i conti con i cosiddetti "lavoratori" e con i sindacati. Dopo due anni infernali, chiuderà bottega. L'eccessiva rigidità nei rapporti di lavoro porta a un eccesso di flessibilità? Le leggi troppo restrittive spingono inevitabilmente verso l'economia sommersa e il lavoro nero? Sono i temi di discussione in questi mesi caldi, mentre si parla di riforma della Legge Biagi. Quello di Gigi Furini non è un trattato di economia del lavoro. È il resoconto di due anni impossibili...


Un musical della Madonna!

NunsenseSono sempre un po' prevenuto quando si tratta di musical prodotti in Italia e in italiano, ma dopo la bellezza dell'ultimo Jesus Christ Superstar (del quale ho già parlato in questo post) direi che un po' di fiducia l'ho ripresa.

Fabrizio Angelini (il regista del Jesus Christ di cui sopra) mi ha invitato a vedere il "suo" Nunsense; versione italiana di un musical che gioca con le parole "Nonsense" e "Nun", che significa suora, e che per otto anni è stato continuativamente in scena vincendo un premio come miglior musical off-Broadway.
Ho detto "suo" perché Fabrizio ne è anche coreografo, produttore e adattatore (insieme a Gianfranco Verdoni).

Bene. Ancora una volta Fabrizio è stato bravissimo nel scegliere il cast. Lisa, Serafina, Paola, Elisa e Francesca sono ECCEZIONALI. Cantano splendidamente, recitano benissimo e si divertono un mondo, col risultato di farci divertire per due ore senza smettere un minuto.

L'adattamento italiano è perfetto, con tanti riferimenti assolutamente attuali e una traduzione delle canzoni davvero ben fatta.

Bravo Fabrizio, bravi i musicisti, brave le attrici (o performer, visto che sanno fare tutto!), eccezionale il musical che piacerà tanto anche a chi di solito durante questo genere di spettacoli si annoia.

Ancora una volta ci hai dimostrao che scegliendo il cast giusto, senza pensare a nomi televisivi famosi o agli "amici degli amici" ma preoccupandosi solo delle capacità, anche noi italiani siamo in grado di produrre spettacoli di altissimo livello senza dover investire per forza cifre da capogiro, ma ancora una volta mi rendo conto che in Italia se non hai il nome famoso di richiamo la gente va poco a teatro. E sbaglia. Ma noi siamo davvero un popolo bue che si fida solo della non cultura di certa tv.

Andatelo a vedere, non è pubblicità gratuita. NUNSENSE è davvero un peccato perderlo.


Vite di serie A e di serie B

Hanefi3a_2Il reporter afghano Adjmal, interprete di Mastrogiacomo, avrebbe dovuto essere liberato. Questo in teoria. In pratica le cose sono andate, come era purtroppo assolutamente prevedibile, in modo atrocemente diverso. Eppure entrambi erano reporter, entrambi essere umani, entrambi con le stesse ragioni per chiedere di essere risparmiati.

Avrei voluto scrivere molto su questa storia, ma meglio di me l'ha fatto Simone Tolomelli, in arte Sasaki Fujika, che sul suo blog ha detto tutto quello che c'era da dire. Grazie Simone. Perdonaci Adjmal.

Sasaki Fujika


Il fascino perverso di accanirsi contro

Lupogr_2Non mi ero reso conto che avere un blog potesse essere così impegnativo, né tantomeno scrivere di blog su un giornale.

Da qualche settimana, infatti, ho iniziato una collaborazione quotidiana con City, il free press del Corriere della Sera, dove mi occupo di citare un blog che ho trovato particolarmente interessante per qualche ragione.

In duemila caratteri devo farci stare un cappelo di presentazione e il "post" del blog di cui voglio parlare. E' normale quindi che in questo cappello introduttivo io non possa molto dilungarmi e che di conseguenza qualche concetto sia per forza di cose stringato.

Così Akille di Akille.net ha ironizzato su di me (e i suoi commentatori sulle mie capacità) perché ho detto che il suo blog è seguito dai dj (dove per dj intendevo dire "gente che lavora intorno al mondo delle radio", cioè ho usato 2 caratteri al posto di usarne 47), mentre una ragazza si è subito lamentata del fatto che, presentando un blog di una certa Alessandra, ho detto che quelli curati dalle donnne parlano sempre d'amore.

Semplicemente volevo dire che le donne preferiscono parlare di emozioni, mentre gli uomini costruiscono blog anche su cose come il calcio, i telefonini, i videogiochi e mille altre "sciocchezze". Non mi sembrava una cosa brutta, anzi, esattamente il contrario. Solo che ho raccolto con la parola "amore" una serie di altri aggettivi e ho scritto "sempre" al posto di "spesso". Non mi è stato perdonato.

Intendiamoci, non ce l'ho affatto con loro. Anzi! Mi hanno dato la possibilità di spiegare e di essere più chiaro e per questo li ringrazio.

Per finire ho OSATO parlare del Papa, e polemizzare su un certo atteggiamento di certa Chiesa (grazie al cielo non di tutta... vedasi l'opinione dell'illuminato cardinale Martini o quella della Chiesa in Germania), e questo ha fatto in modo di essere costantemente criticato su tutto il resto, anche senza che ci sia veramente un motivo, con un accanimento che a questo punto devo ritenere terapeutico; ma mentre io riesco a considerarlo tale, oggi un ragazzo di sedici anni si è suicidato perché stufo dell'accanimento che avevano i suoi compagni di classe perché lo ritenevano gay, e grazie al pensiero "illuminato" di molti, il fatto di essere omosessuali è assolutamente esecrabile.

Immagino che ora saranno contenti quelli che l'hanno attaccato e deriso, hanno ottenuto il loro scopo, eliminare a uno a uno tutti quelli che considerano sbagliati, un po' come aveva fatto Hitler con gli ebrei, ma forse sono passati troppi anni e non ci si ricorda di certe cose.

Ritengo che prima di accanirsi sarebbe meglio conoscere a fondo ciò che si sta criticando e deridendo. E' una regola che vale anche per me che, colto dal fascino perverso della critica a tutti i costi, ho fatto molti errori di cui mi pento e dei quali mi sono scusato.

Ecco. Ho imparato a scusarmi, e scusarsi è molto più difficile e meno divertente che accanirsi e deridere, ma, credetemi, è terribilmente più utile e costruttivo.