Eccome se DICO!
Isolamento terapeutico

Coi videogiochi impari a uccidere

Brunovespa Ieri sera capito su una puntata di "Porta a Porta" che aveva come argomento la prostituzione e le sue problematiche. Fra gli ospiti c'era ovviamente anche il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, un sindaco illuminato che, dopo aver fatto parlare di sé per aver creato un registro per le coppie di fatto anche omosessuali, ora è tornato alla ribalta delle cronache per aver emesso un'ordinanza che permette di multare i clienti delle prostitute affiché si possa arginare il problema delle lunghe code di automobili che si formato lungo determinati punti della città.

Dormivo con la tv accesa e quindi non ho ascoltato bene il dibattito, ma mi sono svegliato quando alla fine della puntata, non so per quale motivo, qualcuno che pensavo fosse il sindaco in questione (ma pare invece fosse Riccardo Schicchi... stavo proprio dormendo) ha detto: "I ragazzi imparano a uccidere giocando con la Playstation". Poi, grazie al cielo, ha ridetto la frase sostituendo però alla parola "Playstation" la parola "Xbox". Molto meglio!

Sono venticinque anni che mi occupo di videogiochi e il mio sforzo è sempre stato quello di far capire come un videogioco possa essere considerato una forma d'arte, al pari di un film, di un quadro, di un libro o di una composizione.

Non sono le battaglie combattute su una console a insegnare ai ragazzi a uccidere, perché da che mondo è mondo TUTTI I BAMBINI hanno sempre giocato alla guerra, sparandosi a vicenda con fucili farlocchi o tirandosi i bussolotti di carta lanciati da una cerbottana. Ci avrà giocato anche Bruno Vespa, eppure non si è trasformato in un omicida guerrafondaio.

Quello del combattimento è un istinto innato in ogni bambino, e giocare alla guerra fa parte della sua crescita personale, del suo percorso evolutivo.

Oggi, semplicemente, l'elettronica ha sostituito in parte i soldatini di piombo e le mitiche Oklaoma ad aria compressa, ma la sostanza resta la stessa.

Smettiamola di demonizzare i videogiochi, come se la colpa dell'indifferenza e dello scarsissimo senso civico che aleggia nell'aria fosse da ricercarsi in una serie di pixel sullo schermo e domandiamoci invece se non sia il caso di mostrare un po' di buon senso e di rispetto del prossimo, a cominciare dai Talk Show.

 

Commenti

Enrico

Eh, sì, i bambocci imparano ad uccidere con i videogiochi, ma quando vedono disgrazie, sangue, budella, porcate varie in tv, allora basta mettere il BOLLINO ROSSO o quello giallo per lavarsi la coscienza.

Beh, a questi parrucconi dalla sentenza facile vorrei solo dire:

Và a ciapà i Ratt!
Và a ciapà i Ratt!
Và a ciapà i Ratt!
(E' inutile, la frase di Castelli mi piace troppo!)

Otacon40k

Assolutamente vero, non posso che essere d'accordo con Stefano! E che la si finisca con questi stupidi preconcetti secondo i quali qualsiasi cosa nuova, non nostrana, o che non sia nelle tradizioni, fà male!! Come per esempio, appunto, videogames, manga/anime, musica metal e via discorrendo...

simbax

e quindi seguendo il ragionamento di schicchi i ragazzi imparerebbero a scopare guardando i film porno? da quello che dice pare proprio di si..

David

Ciao Stefano, come promesso eccoti il link del post che contiente anche il filmato in questione :)

http://www.gamesblog.it/post/3767/i-videogiochi-insegnano-ad-uccidere-parola-del-re-del-porno

David

Stefano, sono sicurissimo :) Domani mattina posterò il filmato su Gamesblog e ti manderò il link ;)

Stefano

Grazie David. Ma sei sicuro? Io ero davvero mezzo addormentato e mi sarò confuso. Ho corretto il post, ma il concetto non cambia. Sono contento però per Zanonato perché ho molta stima di lui.
GRAZIE per l'attenzione!

David

Ciao Stefano, sono David di Multiplayer.it. Volevo segnalarti che, forse un po' addormentato, hai confuso il sindaco di Padova con il re del porno Riccardo Schicchi. E' lui che ha detto quelle cose: stavo già preparando il filmato da postare su Gamesblog :) Il sindaco Zanonato quindi non c'entra niente con questa storia.

Numa

Mitico Galla!
Secondo l'articolo tu dovresti essere uno dei più spietati serial killer esistenti dati i tuoi trascorsi su USA Today a recensire videogiochi. Ed io ho imparato da te che ogni mattino prima di andare a scuola guardavo tutta quella violenza sconsiderata e meditavo devastazione a cominciare dal tuo collega Mastrota.

A proposito di Amarcord, sono stato domenica a Riccione e purtroppo il gioco più violento che ho visto, eè stato il dance dance revolution che ha ormai invaso ogni salagiochi, privandoci del gusto di joystick e pulsanti. Meno male che a casa ho il mio cabinato con 5000 giochi.
Ciao a tutti!

Fabrizio

Che ridere...
Non hanno ancora capito, o fanno finta di non capirlo, che il problema non è nei videogiochi ma nell'educazione. Io ho sempre sparato a qualsiasi cosa si muovesse ai tempi dell'Atari VCS 2600 ma avevo due genitori che mi hanno insegnato il rispetto e la dignità, ed eccomi qua oggi, a riempire di piombo i miei amici online sulla maledetta xbox senza avere il benchè minimo solletico bellico/sovversivo nei confronti di alcunchè.
Che ridere...
Forse i ragazzi dovrebbero avere genitori che guardano meno televisione, leggono libri e non fanno le rate per comprarsi il rispetto delle persone.
Povera gente quella che pensa che il videogioco sia il problema, quando invece, aimè, non è altro che un mero capro espiatorio.
Che ridere...

eleonora

Ciao Stefano,

faccio un po' di amarcord...ricordo che in quel di Riccione passavo intere serate nelle sale giochi ad affondare sommergibili con tanto di periscopio e facevo punteggi da far invidia ad un alto ufficiale della Marina ma, come dicevo, parlo di qualche anno fa, poi sono arrivati i video giochi e non ho capito molto bene cosa fossero e come funzionassero. Nell'eta' adulta non mi sono mai sognata comunque di affondare qualche barchetta o gommone, anzi, adoro il mare e propositi guerrafondai sono lungi da me. Credo che tutta l'elettronica del mondo non sostituira' mai uno sguardo, una parola o un abbraccio, ma questo non significa che la comunicazione si debba fermare, credo piuttosto che sia come si usa la tecnologia che fa la vera differenza tra un uomo e un bambino.
A presto.

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