Previous month:
aprile 2007
Next month:
giugno 2007

maggio 2007

Coi videogiochi impari a uccidere

Brunovespa Ieri sera capito su una puntata di "Porta a Porta" che aveva come argomento la prostituzione e le sue problematiche. Fra gli ospiti c'era ovviamente anche il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, un sindaco illuminato che, dopo aver fatto parlare di sé per aver creato un registro per le coppie di fatto anche omosessuali, ora è tornato alla ribalta delle cronache per aver emesso un'ordinanza che permette di multare i clienti delle prostitute affiché si possa arginare il problema delle lunghe code di automobili che si formato lungo determinati punti della città.

Dormivo con la tv accesa e quindi non ho ascoltato bene il dibattito, ma mi sono svegliato quando alla fine della puntata, non so per quale motivo, qualcuno che pensavo fosse il sindaco in questione (ma pare invece fosse Riccardo Schicchi... stavo proprio dormendo) ha detto: "I ragazzi imparano a uccidere giocando con la Playstation". Poi, grazie al cielo, ha ridetto la frase sostituendo però alla parola "Playstation" la parola "Xbox". Molto meglio!

Sono venticinque anni che mi occupo di videogiochi e il mio sforzo è sempre stato quello di far capire come un videogioco possa essere considerato una forma d'arte, al pari di un film, di un quadro, di un libro o di una composizione.

Non sono le battaglie combattute su una console a insegnare ai ragazzi a uccidere, perché da che mondo è mondo TUTTI I BAMBINI hanno sempre giocato alla guerra, sparandosi a vicenda con fucili farlocchi o tirandosi i bussolotti di carta lanciati da una cerbottana. Ci avrà giocato anche Bruno Vespa, eppure non si è trasformato in un omicida guerrafondaio.

Quello del combattimento è un istinto innato in ogni bambino, e giocare alla guerra fa parte della sua crescita personale, del suo percorso evolutivo.

Oggi, semplicemente, l'elettronica ha sostituito in parte i soldatini di piombo e le mitiche Oklaoma ad aria compressa, ma la sostanza resta la stessa.

Smettiamola di demonizzare i videogiochi, come se la colpa dell'indifferenza e dello scarsissimo senso civico che aleggia nell'aria fosse da ricercarsi in una serie di pixel sullo schermo e domandiamoci invece se non sia il caso di mostrare un po' di buon senso e di rispetto del prossimo, a cominciare dai Talk Show.

 


Eccome se DICO!

Ruini180x140Curioso. Fino a ieri tutti i politici pronti per il family day hanno continuato ad asserire che la manifetsazione di sabato a Roma non era contro i DICO. Peccato che molti fra i partecipanti sfoggiavano una maglietta di un orribile arancione con scritto "DICO MAI".

Ma dove siamo? In Italia ovviamente.

Siamo nel Paese in cui si dice una cosa e se ne fa un'altra.

Un Paese in cui la Famiglia viene prima di tutto... esattamente come diceva Don Vito Corleone.

Ma come giustamente ha detto Marini, i DICO non mettono affatto in discussione i valori della famiglia così come previsti dalla Costituzione, ma semmai risolvono problemi reali, come le coppie non sposate che hanno figli e che hanno bisogno di sostegno e rassicurazioni.

Non capisco allora il perché di quelle magliette, e mi vien voglia di dire, e lo DICO, che non l'ha capito nemmeno chi oggi l'ha indossata.


Critica ignorante (cioè che ignora)

SurinaDomenica scorsa ho dato una sbirciata a "Quelli che il calcio" e mi sono imbattuto in una breve intervista fra una zigomatissima Simona Ventura e una graziosissima Giorgia Surina.

Fra le interessantissime domande c'era questa: "Giorgia, tu sei stata nella commissione che sceglieva le canzoni per San Remo. E' stato difficile selezionare i brani migliori?".

Risposta: "Mah, sai... lì va a gusti... dipende cosa ti piace..."

MA E' PAZZESCO! Da quando una commissione critica giudica in base al GUSTO personale? E' questo che mi sconvolge. Mi fa rabbrividire il fatto di essere giudicati, criticati e calpestati da giurie improbabili che non sanno cosa sia una "critica".

Una canzone, un quadro, uno scritto, si giudicano con parametri precisi. Si definiscono gli stili, si valutano le capacità dell'artista, si analizzano i percorsi. La critica deve sempre essere scevra dal proprio gusto personale, e mi pare che non sia affatto così.

Purtroppo ho l'impressione che finché gli artisti saranno giudicati da impreparati "divi" della televisione non si possa fare un passo avanti nella realizzazione di idee innovative, trasversali e intelligenti. Quindi... non lamenticamoci e adeguamoci al peggio. Ce lo meritiamo.