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agosto 2007

La Radio? Hanno svelato il trucco.

Radio_2Prima di iniziare il post di oggi devo assolutamente fare una premessa: RTL 102.5 è stata la radio alla quale devo l'inizio di questa attività a livello nazionale. Quindi grazie a Lorenzo Suraci che anche quando all'inizo facevo schifo in onda ha voluto tenermi pensando però di affiancarmi al buonissimo Angelo Baiguini e a tutto il team della radio di allora, che mi ha insegnato molto e dal quale spero di avere imparato.

A Milano, sulla Darsena, proprio di fromte a casa mia, ho visto affisso il megaposter di 20 metri firmato Virgin Radio... ma da un po' di giorni è stato sostituito da quello di RTL 102.5 e la sua RADIOVISIONE.

E sulla Radiovisione vorrei fermarmi un attimo perché mi pare che ormai il senso della magia della radio e delle sue voci si vada perdendo. Il fascino di quando si immaginava tutto lascia il posto al mistero svelato a furia di Webcam negli studi, pagine sui giornali e, appunto, programmi televisivi.

Sono cambiati i tempi perché oggi più di ieri c'è la rincorsa all'immagine, a tutto ciò che si vede e molto poco a tutto ciò che si sente. Il cervello e il cuore non sanno più ascoltare, perché c'è l'immagine che sovrasta ogni altro senso.

La radio in televisione non è una novità, ma, come ho già avuto modo di scrivere, ritengo che la radio vista in tv sia una pessima televisione, come del resto la tv riportata in radio è spesso una pessima radio.

La radio in tv è come un ottimo romanzo trasformato in un un film. Chi l'ha letto non è mai soddisfatto della sua trasposizione cinematografica perché l'immaginario del lettore non può corrispondere alla realtà della pellicola.

Tutta la finzione radiofonica (gli effetti sonori, le voci, i rumori) nel momento in cui la si vede perde ogni suo mistero, come un prestigiatore che svela il suo trucco mentre si sta esibendo.

Nel film The Prestige uno degli illusionisti soffre perché nel momento dell'ovazione del pubblico resta nascosto sotto il palco, lasciando invece al suo sosia il compito di godere del successo. Anche la radio dovrebbe fare la stessa cosa: rinunciare a farsi vedere per ricominciare, finalmente, a farsi sentire.


Segreti e bugie

Pinocchio1In questo clima così vacanziero e corollato da un'Italia che va al contrario dove viene detto tutto e il contrario di tutto e dove ti riesce difficile credere a qualunque cosa, mi tornano in mente le parole del grande Gianni Rodari che in una filastrocca, raccontava così:

Il Paese dei Bugiardi

C'era una volta là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole
c'era subito uno pronto
a dire: "Che bel tramonto!"
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
"Ohibò, che notte bruna,
non ci si vede niente".

Se ridevi ti compativano:
"Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?"
Se piangevi: "Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni nella testa".

Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c'erano tanti abituati
che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l'aveva mail letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.
Dall'oggi al domani
lo fecero pigliare
dall'acchiappacani
e chiudere al manicomio.
"E' matto da legare:
dice sempre la verità".
"Ma no, ma via, ma va'..."
"Parola d'onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello..."

La strana malattia
fu descritta in trentatre puntate
sulla "Gazzetta della Bugia".
Infine per contentare
la curiosità
popolare
l'Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel "giardino zoo-illogico"
(anche quel nome avevano rovesciato...).
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un po' alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l'epidemia.
Macché, niente da fare.
Dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.

(Gianni Rodari, Le Favole a Rovescio)